Il melone è più buono se è anche etico

12 agosto 2018

CENTINAIA DI LAVORATORI STAGIONALI CON REGOLARE CONTRATTO E CASE IN USO GRATUITO: NELLA COOPERATIVA FRANCESCON NON C’È POSTO PER LO SFRUTTAMENTO. “FARE IMPRESA RISPETTANDO I DIRITTI È POSSIBILE”, DICE L’AMMINISTRATORE.

 

Coltivano meloni dal 1968. Quest’anno l’azienda Francescon festeggia cinquant’anni di attività. La sede di Rodigo, ad una ventina di km da Mantova, occupa trecento dipendenti, oltre a quelli di un  trentina di aziende sparse tra il Mantovano e le province di Verona, Piacenza e Brescia; poi ci sono un centinaio di addetti in Sicilia e altri duecento impiegati in Senegal.

Fare le cose giuste e in regola è possibile” dice Bruno Francescon, questa è la filosofia della sua azienda.

I numeri: 2300 ettari coltivati tra Italia e Africa, 30 milioni di meloni, 4 milioni di angurie prodotti all’anno e nel 2016, 50 milioni di euro di fatturato.

Meloni e angurie sono i frutti stagionali per eccellenza.” Attorno a quest’attività, si staglia l’ombra nera del caporalato. Qui è diverso. “Quasi tutti i nostri collaboratori sono extracomunitari, hanno un regolare contratto, quando finisce la stagione della raccolta tornano a casa”. Dice Bruno Francescon “Offriamo le case in comodato d’uso gratuito, si tratta di abitazioni di campagna che abbiamo ristrutturato. Garantendo un posto di lavoro e un tetto sotto cui dormire vengono più facilmente.”

E lo stipendio medio? “Poco meno di 9 euro all’ora, che è la paga sindacale della provincia di Mantova. A fine mese siamo tra 1500  e 2000 euro. D’estate, quando c’è un clima caldo, facciamo qualche ora in più di straordinario, regolarmente pagato.”

Naturale, quindi, che la Francescon sia annoverata tra gli esempi positivi di aziende che coniugano innovazione, sostenibilità ambientale ed economica e rispetto dei diritti dei lavoratori.

La maggior parte degli addetti alla raccolta dei meloni sono indiani sikh, una presenza dovuta al fatto che nella zona, vent’anni fa, arrivarono moltissimi indiani impiegati nel settore della zootecnia. Chi non ha trovato posto nelle stalle, ha trovato lavoro nella raccolta dei meloni.

Si tratta di un lavoro stagionale, certo, i cui contratti vanno dai sei agli otto mesi, però con uno stipendio adeguato è possibile guadagnare e stare bene anche durante la stagione invernale. In azienda lavorano anche nigeriani, marocchini, ragazzi dell’est d’Europa. Con l’associazione Mantova solidale diamo lavoro anche ad alcuni profughi con regolare permesso di soggiorno”.

La Francescon nel corso degli anni ha cambiato assetto, nel 2005 si è riorganizzata come cooperativa, aggregando le aziende di famiglia e i medi e piccoli produttori della Lombardia specializzati sul melone.

Vent’anni fa la coltivazione si è estesa anche in Sicilia, nell’Agrigentino e nel 2012 è andata anche in Senegal: “In Africa abbiamo iniziato una coltivazione su 150 ettari. Il nostro capoazienda laggiù è un agronomo modenese, Matteo Zucchi, che ama l’Africa e che ha deciso di andare a viverci. I suoi meloni vengono prodotti a Febbraio, Marzo e Aprile e ci consentono di essere sui banchi dei supermercati anche fuori stagione.

Abbiamo creato 200 posti di lavoro, tutte persone con un reddito doppio rispetto agli stipendi di laggiù, ma anche in Italia, perché abbiamo una quarantina di dipendenti che preparano il prodotto senegalese nei mesi morti, da Febbraio ad Aprile.”

I meloni prodotti in Senegal fanno parte della linea Terra Equa di Coop Italia. Per ogni chilo di melone acquistato, Coop e l’azienda Francescon destinano 10 centesimi alla Fondazione Giovanni Paolo II di Firenze, che ha già realizzato un presidio medico nel villaggio di Tasset, ventimala abitanti, vicino alla zona di produzione, a circa 60 Km da Dakar.

Ci sono già otto posti letto e abbiamo acquistato un'ambulanza. Il prossimo obiettivo è quello di una scuola, perché quella esistente è fatiscente. Finora abbiamo costruito quattro aule nuove di zecca.

Fonte: Famiglia Cristiana

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