La nobile storia del melone a Mantova e la costituzione del Consorzio di valorizzazione e tutela del Melone Mantovano IGP

16 gennaio 2019

Francescon è stato il principale promotore del Consorzio di valorizzazione e tutela del Melone Mantovano IGP, riconosciuto dal Ministero delle Poliche Agricole, Alimentari e Forestali come garante dei principi stabiliti dall’Indicazione Geografica Tipica, indicati nello specifico disciplinare di produzione. Il riconoscimento del Mipaaf è stato formalizzato con decreto 13 ottobre 2014, dopo l’ottenimento dell’IGP nel novembre 2013, sancito con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale Europea, dopo un lungo iter procedurale, durato 8 anni.

Conseguente, anche il Consorzio, che oggi riunisce 9 produttori, dei quali il più importante è Francescon, ha ottenuto la sua istituzionalizzazione.

 

L’ottenimento dell’IGP è stato un evento importante, che riconosce e dà ulteriore lustro a una coltivazione forte di un’antica storia.

Come si osserva nel disciplinare di produzione la reputazione del melone nel mantovano è antica, dato che in documentazioni storiche, risalenti alla fine del Quattrocento, oltre che in vari scritti conservati nell’archivio dei Gonzaga di Mantova, si riportano notizie dettagliate sugli appezzamenti destinati ai meloni, provenienti da queste terre.

Alfonso I d’Este, Duca di Ferrara, Modena e Reggio Emilia dal 1505 al 1534, sarebbe morto a causa di un’indigestione di meloni, dei quali verosimilmente era molto ghiotto.

L’importanza della coltivazione del melone nella zona di Mantova e della sua provincia, è manifestata anche da reperti architettonici e icongrafici del 1579, che testimoniano la presenza di un oratorio dedicato a Santa Maria del Melone, in seguito scomparso nella centralissima via Cavour di Mantova, a pochi passi da piazza Sordello. Ancora dall’archivio Gonzaga affiora una lettera del 20 agosto 1529 (Arch. Gonzaga, b. 2513) nella quale si legge che “… La quantità de li meloni che vene ogni matina in su la piaza è una cossa granda et molti belli et boni…”. Il 3 agosto 1548 (Arch. Gonzaga, b. 2544) il Podestà Felice Fiera fece spedire 4 bellissimi meloni al Duca Francesco Gonzaga accompagnati da alcune raccomandazioni scritte al “Signor Castelano et Secretario di Sua Eccellentia”. Scrive dunque il Podestà: “Molto magnifico signor mio observandissimo. Mando quatro meloni, che io credo sian boni, ma son bellissimi. La supplico farne aver dono a madama illustrissima et al cardinale et a sua eccellentia, perché non ancora parse qua de più belli, et a vostra signoria baso le mani  et mi raccomando. Da Viadana alli 3 di agosto 1548. Di vostra signoria Parente et servitore Felice Fiera”.

In alcune maioliche della metà del XVII secolo esposte nel museo civico “A. Parazzi” di Viadana (Mantova), sono raffigurati meloni che fanno da sfondo ad animali e ad altre immagini; nello stesso museo è conservato un olio su tela sempre risalente al secolo XVII, che raffigura, con altri frutti, anche il melone; a Sabbioneta nel Palazzo Giardino vi sono affreschi rappresentanti scene tratte dal mondo della natura dove, con fiori e uccelli, fanno bella mostra di sé anche alcuni stupendi meloni.

Nel 2000, i restauri della chiesa di Sermide, hanno portato alla luce sull’arco che separa l’abside dal presbiterio alcune decorazioni nelle quali compaiono i prodotti ortofrutticoli locali, tra cui si distinguono i meloni, insieme a cipolle, zucche, uva e fichi.

È certo che questa Chiesa esisteva nel 1479, dato che un documento conservato nell’archivio Gonzaga di Mantova, riporta il resoconto della visita pastorale compiuta dal Vescovo della città, il Cardinale Francesco Gonzaga, proprio a Sermide per consacrare la Chiesa.

La tradizione della coltivazione del melone nel mantovano, dunque, è molto antica, con successive diramazioni anche in province limitrofe, come quella di Cremona, dove nel 1958, a Casteldidone, una famiglia di agricoltori proveniente da Viadana la introdusse anche in questa zona e non si è mai persa.

Il grande sviluppo è avvenuto nel Novecento e a metà degli anni Cinquanta, si registrano le prime forme di associazionismo tra i produttori. Negli anni Settanta anche il Centro Ricerche Montedison di Mantova consapevole dell’importanza economica e delle potenzialità di sviluppo di questa coltura agricola, iniziò a sviluppare materiali di copertura (film plastici) e a realizzare studi sulle varie cultivar e la loro adattabilità al terreno e al microclima.

Oggi il disciplinare ne consente la coltivazione che si può fregiare dell’IGP, in 26 comuni nella provincia di Mantova, in 8 nella provincia di Cremona e in altri 9 equamente ripartiti nelle province di Modena, Bologna e Ferrara, delle varietà botaniche Cucumis melo cantalupensis e reticulatus, riconducibili alle tipologie Harper (melone retato senza incisura della fetta), Supermarket (retato con incisura della fetta), Honeymoon (liscio).

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